Bologna, una città fra bellezza e passioni.

A caccia di Bellezza: il talento di cui l’Italia è maestra non sempre consapevole.
Potrebbe essere il titolo di un contest, come quello in corso lanciato su Facebook dal Meraville Shopping Park, di una sfida tra quartieri o il tema di una giornata del FAI. Di certo una buona occasione per aprire quell’incredibile scrigno, che è il Belpaese, per farne uscire “cose nuove e cose antiche” tutte ugualmente sorprendenti. Perché, inutile negarlo, i primi a ignorare la ricchezza dell’Italia siamo proprio noi. E forse proprio da qui bisogna ripartire per dare forza al racconto di un Paese bello da visitare, da vivere, da gustare e da conoscere. Inoltre, non bisogna scordare, che la bellezza è un valore economico. A stimarlo è stata propria la Fondazione Italia Patria della Bellezza, a cui hanno aderito diversi soggetti tra cui la bolognese Prometeia, che ha anche stimato il contributo della bellezza all’economia italiana in termini di valore aggiunto in 240 miliardi di Euro pari al 16,5% del PIL. In questa stima le tre principali componenti sono le industrie creative, gli investimenti pubblici in bellezza e il turismo.
Ma proprio in questi ambiti, specie per musei e turismo, il Belpaese non è al top delle posizioni: superato da Francia e Spagna, mentre i nostri musei vengono surclassati dal Louvre, dal British Museum dalla National Gallery e dal Moma. Anche per voci come il volontariato prima di noi vengono Francia e Regno Unito. Inoltre per quanto riguarda i parchi a tema o i centri commerciali siamo lontani dai 65 milioni di visitatori all’anno di Dubai.
E’ indubbio che c’è un problema culturale: abbiamo considerato il Belpaese, che vanta il maggior numero di siti Unesco al mondo, come una meta naturale mentre i percorsi della bellezza vanno costruiti e definiti con passione, creatività e una precisa strategia. Abbiamo anche sottovalutato il contributo economico importante della bellezza. E ancora ci siamo scordati che la bellezza è nell’occhio di chi guarda e solo partendo da uno sguardo rinnovato si possono prima riconoscere e poi promuovere le tante meraviglie dell’Italia.

Noi incominciamo a ricostruire lo sguardo su Bologna con una macchina fotografica o un telefonino in mano: una città con tanti scorci tra sacro e profano, tra Chiese e portici, musei, librerie e vecchie botteghe con i tavoli all’aperto nell’aria mite della primavera. Una città da percorrere in bicicletta tra parchi, giardini e fontane. Su cui svettano le torri, ma anche le vecchie insegne dei mestieri e i portoni dei palazzi signorili. E poi i colli e il Santuario. Una città di cielo, di terra ma anche d’acqua tra il canale delle Moline e i laghetti e le fontane. E poi di fuoco come le passioni che la attraversano e le conferiscono un carattere distintivo: università e teatri, cantine e ristoranti, mostre, concerti ed eventi.
L’invito per tutti e di scoprire il capoluogo dell’Emilia Romagna che oltre agli stereotipi, la “dotta” e la “grassa”, la “pia” e la “rivoluzionaria”, è un luogo di bellezza arguta e sognante come tutte le belle che aspettano che qualcuno le scopra.

Sotto alcune foto caricate per il contest fotografico sulla pagina FB del Meraville da:
Elena Baldazzi (Nettuno e Palazzo D’Accursio); Oriana Bux (Portici); Alessandro Cazorla (Portici); Pier Tommaso Lombardo (Torri); Federica Nucci Nucciolina (Santuario San Luca); Cinzia Pungetti (Parco della Certosa).

  

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